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Wifi libero, c'è la proposta di legge

Messaggio Da florin88 il Ven Nov 27, 2009 1:20 am

13 deputati del PDL (Cassinelli, Scandroglio, Palmieri, Abrignani,
Dell'Elce, Germanà. Mannucci, Moles, Murgia, Rosso, Scelli,
Stracquadanio, Torrisi) e 2 del PD (Concia, Peluffo). È in questi
numeri e in queste firme l'essenza bipartizan della prima proposta di
legge che, sulla scia del manifesto per il Wifi libero comparso in Rete in queste ore, punta a trasformare la proposta della "base" in una legge dello stato.



Ad annunciare la bozza è il deputato Roberto Cassinelli (PDL), il quale tramite il proprio blog spiega
i motivi di base e la natura dell'intervento proposto: «In questi
giorni ci arriva da più parti un messaggio univoco: la crescita
economica del Paese non può prescindere dalla diffusione e dallo
sviluppo delle nuove forme di comunicazione. L'ha affermato il Ministro
Scajola, l'ha ribadito il Viceministro Romani e l'ha detto anche il
Ministro Brambilla. Quindi, quale momento migliore per sottoporre al
Parlamento una proposta di legge che muova proprio da questi principi?
[...] Oggi, infatti, in Italia non è così semplice connettersi al web
fuori di casa: o si dispone di una "chiavetta" o comunque di altro
dispositivo mobile (una tecnologia, fra l'altro, che nel nostro Paese è
offerta ancora a tariffe piuttosto alte), o si ha l'opportunità di
collegarsi ad una rete locale privata, oppure - per fruire di punti di
accesso pubblici, anche gratuiti - è necessario sottostare ad una
procedura piuttosto macchinosa, che è un grosso freno allo sviluppo ed alla diffusione di postazioni pubbliche di accesso ad internet».

L'obiettivo della proposta è quella di affossare i limiti imposti dalla Legge Pisanu,
l'origine prima dei problemi del Wifi italiano. La legge, nata in
seguito agli attentati di Londra del 2005, ha rappresentato a suo tempo
una risposta dettata dall'emergenza. Il tempo stesso, però, ha
evidenziato tutto il peso di un intervento che la logica considera oggi
scomposto, con la piena necessità di cambiare la situazione. Il tutto,
secondo Cassinelli, è ricercabile all'interno di un nuovo equilibrio
tra sicurezza e libertà: «In virtù della normativa sull'antiterrorismo
approvata nel 2005 [...], infatti, è necessario che ogni utente si
presenti fisicamente da un addetto dell'internet point o dal gestore
della rete wireless, al quale deve consegnare l'originale del proprio
documento d'identità che verrà fotocopiato ed archiviato. Per carità,
la sicurezza dello Stato viene prima di tutto. Però, credo che una procedura di questo tipo sia eccessivamente restrittiva, ed inoltre - necessitando dell'interazione fisica e personale tra utente e gestore del servizio - fa perdere quei caratteri di immediatezza ed autonomia che contraddistinguono le nuove tecnologie».

L'apertura, però, non è totale.
«La mia proposta di legge lascia spazio all'eventualità in cui l'utente
possa usufruire di una connessione pubblica senza essere affatto
identificato. Trattandosi di un argomento molto delicato, però, si
delega il Ministro dell'Interno a stabilire, di concerto con il
Ministro dello Sviluppo Economico ed il Ministro della Pubblica
Amministrazione e Innovazione, i casi in cui è necessaria
l'identificazione dell'utente
. [...] Anche nei casi in cui
sarà stabilita la necessità dell'identificazione, questa potrà
svolgersi con procedure indipendenti dall'interazione personale
utente-operatore, quindi preservando il carattere di immediatezza delle
moderne tecnologie, senza però mettere in alcun modo a repentaglio la
sicurezza pubblica».




Cassinelli porta pertanto avanti l'idea di una soluzione
equilibrata, nella quale si possa decidere il modus operandi caso per
caso, imponendo l'autenticazione in talune situazioni e consentendo
libero accesso in altre (la definizione delle discriminanti è lasciata
ai ministeri citati, dai quali dipende pertanto gran parte della bontà
del provvedimento). Sul proprio blog il deputato proponente spiega
anche i meccanismi che potrebbero consentire una semplice e discreta
registrazione, senza limitare l'immediatezza dell'accesso ma, al tempo
stesso, senza dimenticare le necessarie misure di sicurezza considerate
imprescindibili: «chi tenta di accedere ad internet tramite una rete
wireless pubblica viene "bloccato" da una finestra che richiede
l'inserimento del numero di cellulare. Per potere navigare, l'utente è
obbligato ad inserirlo. In pochi secondi, ed in via del tutto
automatica, l'utente riceve sul proprio telefonino un sms contenente un
codice tramite il quale può "sbloccare" il sistema ed accedere senza
problemi alla rete. In questo modo, non c'è pregiudizio alla sicurezza
pubblica perché l'utente è stato univocamente identificato (ogni utenza
di telefonia mobile italiana, infatti, è abbinata all'identità di una
persona rintracciabile), ma si evita una procedura particolarmente
macchinosa che, di fatto, ha impedito un pieno sviluppo delle moderne
tecnologie di comunicazione nel nostro Paese».

Il post si chiude con una nota polemica: sebbene la proposta di legge (pdf) venga portata avanti con firme bipartizan, il provvedimento non ha però incontrato tutti i favori cercati e non tutti i nomi avrebbero pertanto apportato la propria firma.
L'idea non è pertanto del tutto condivisa, anche se non è dato a
sapersi quale possa essere l'attrito che ha tenuto lontana parte della
rappresentanza politica dal firmare una proposta di questo tipo.

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