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Tassa su pc e cellulari in Italia: equo compenso diventa realtà con decreto legge

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Messaggio 

Tassa su pc e cellulari in Italia: equo compenso diventa realtà con decreto legge




Il ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi ha firmato
il decreto di rideterminazione del compenso per “Copia privata”, che la
legge già prevedeva in via provvisoria. Così una nota della SIAE,
che afferma che la determinazione interviene a più di sei anni di
distanza dal decreto legislativo n. 68/2003, emanato in attuazione
della normativa comunitaria.

In termini pratici, spiega Alessandro Longo su Repubblica.it, i produttori di beni tecnologici dotati di memoria di archiviazione dovranno ora versare alla SIAE una nuova tassa, a
compenso della copia privata, ovvero a compenso del fatto che l’utente
può usare quelle tecnologie per effettuare una copia personale.
Rispetto a quanto in vigore sino ad oggi, l’equo compenso viene,
dunque, esteso dai CD, dai DVD e dai masterizzatori a ogni tipo di device dotato di memoria, come pc, computer cellulari, smartphone, decoder e lettori MP3.

Dall’equo compenso, sottolinea l’avvocato Guido Scorza,
la SIAE ha sinora ricavato circa 70 milioni di euro. Dal 2010 la cifra
salirà a circa 300 milioni, secondo stime di Confindustria e Assinform.
L’equo compenso non è prerogativa italiana, esiste anche in altri paesi
europei, ma, prosegue Scorza, non a questi livelli e non esteso a così
tanti prodotti, inclusi device che non c’entrano nulla con la copia
privata.

Le conseguenze dell’entrata in vigore del decreto appaiono evidenti. Se
l’industria dovrà versare un obolo alla SIAE, a farne le spese saranno
con tutta probabilità i consumatori finali, che vedranno aumentare il
prezzo d’acquisto dei prodotti.
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florin88
Admin

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Tassa su pc e cellulari in Italia: equo compenso diventa realtà con decreto legge :: Commenti

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Messaggio il Sab Gen 16, 2010 1:38 am Da Admin

Le polemiche che hanno immediatamente circondato il Decreto firmato da Sandro Bondi, pensato per la ridefinizione dell'equo compenso come forma di risarcimento per gli attori danneggiati dalla pirateria, trovano contraltare nei commenti provenienti dalla SIAE. La Società Italiana degli Autori ed Editori, infatti, è la grande beneficiaria del provvedimento ed ora difende la bontà del testo spiegando le ragioni che ne hanno sorretta la stesura.

La SIAE allontana anzitutto la prima delle accuse: l'equo compenso non è una tassa. Spiega il comunicato pubblicato sul sito ufficiale: «No, non è una tassa, perché si tratta di diritti d'autore. I diritti d'autore sono "lo stipendio" di chi crea un'opera (musica, film, romanzi, testi teatrali). Col digitale le opere artistiche conoscono nuove forme di diffusione, con rilevanti utili da parte delle industrie tecnologiche. Il principio del diritto d'autore si fonda, nel mondo, sul fatto di applicarlo a tutte le nuove forme di sfruttamento delle opere. È successo così per il fonografo, la radio, la televisione ecc. È quindi giusto che gli autori e l'industria dei contenuti traggano ricavi dalle nuove forme di sfruttamento delle loro opere. Viceversa scandalizzarsi e considerare i diritti d'autore una tassa, sarebbe come considerare lo stipendio dei lavoratori una tassa, che danneggia i consumatori».

Nel respingere le accuse, la SIAE ricorda come l'ammontare dei proventi generati dal Decreto non sarà trattenuto dalla SIAE, ma verrà redistribuito ad autori, artisti, interpreti, editori e produttori. Non solo: la SIAE ricorda come l'Italia non sia l'unico paese a prevedere un onere simile, ma che la compagnia sia già ampia (Francia, Spagna, Germania ed altre).

Respinte inoltre due altre contestazioni. Innanzitutto l'equo compenso non sarebbe un freno alle nuove tecnologie: «È uno degli auspicati adeguamenti anche al mondo digitale di regole di garanzia a tutela del lavoro. In questo caso del lavoro creativo e dell'industria dei contenuti. Per di più l'industria tecnologica si è sviluppata in gran parte proprio grazie alla diffusione dei contenuti. Cosa sarebbe un iPod senza canzoni? La straordinaria disponibilità di contenuti in rete, genera valore per migliaia di operatori della connettività; perché creatori, editori, produttori dovrebbero esserne esclusi?». Inoltre non sarebbe uno svantaggio gravante nemmeno sul consumatore: «Al contrario permette la fruizione per l'uso personale delle opere a costi estremamente più bassi rispetto a quelli dell'originale. Nella quantificazione delle tariffe, in Italia come nel resto d'Europa, si è tenuto conto del fatto che i devices digitali possono essere utilizzati anche per scopi diversi. Viceversa senza questi compensi, che ristorano solo in parte autori e industria per i mancati acquisti degli originali, non sarebbe possibile alcuna registrazione da parte di privati».

Se non è un danno per le aziende e non è un danno per i consumatori, chi pagherà il significativo ammontare dell'onere previsto come equo compenso per i danni eventualmente comminati dalla pirateria informatica?

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Messaggio il Gio Feb 11, 2010 2:07 am Da florin88

Altroconsumo, l’associazione di consumatori presieduta da Paolo
Martinello, ha presentato due ricorsi alla nuova Commissione Europea, la
Barroso 2, che finiranno nelle mani del nuovo titolare della Direzione
Generale della Concorrenza, Joaquin Almunia, ex commissario UE agli
Affari Economici e Monetari.

Un ricorso è contro Tivù (leggi qui per sapere di più), la società partecipata da
Rai, Mediaset (RTI) e Telecom Italia Media, costituita nel 2008 con
l’obiettivo di promuovere la diffusione dell’offerta televisiva digitale terrestre gratuita sul
territorio nazionale. L’altro ricorso è stato presentato contro il
cosiddetto Decreto Bondi sull’equo compenso (leggi qui per sapere di più).

Con la creazione di Tivù, si legge nella nota diffusa da Altroconsumo,
Telecom Italia Media, RTI e Rai hanno realizzato una concentrazione di
dimensione comunitaria, che non è stata notificata alla Commissione
Europea e che rischia di ingessare ulteriormente il mercato
pubblicitario televisivo.

Con il decreto Bondi sull’equo compenso, invece, è stato esteso il
prelievo da parte della SIAE di una quota di prezzo destinato a
remunerare gli autori per la copia privata a tutti i dispositivi dotati
di memoria, come telefoni cellulari, decoder e console di videogiochi. In precedenza, il
prelievo era previsto solo su CD, DVD vergini e masterizzatori. Secondo
Altroconsumo, ma anche altre associazioni ed esperti di settore, si
tratta di una tassa iniqua (leggi qui per sapere di più), in concreto aiuti di
Stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo, con abuso di
posizione dominante.

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