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Le sentenze sull'Internet italiana più importanti: manca la legge, le fa il giudice

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Le sentenze sull'Internet italiana più importanti: manca la legge, le fa il giudice

Messaggio Da Admin il Ven Gen 01, 2010 11:00 pm

Il 2009 dell’Internet italiana è stato segnato da processi, sentenze e relative polemiche di cui ci siamo occupati in profondità, riportando anche l’opinione di autorevoli esperti in materia. Tra i procedimenti che più hanno fatto rumore, ricordiamo il caso che ha coinvolto in Italia The Pirate Bay, sul quale si è pronunciato di recente la Corte di Cassazione, con una sentenza che ha annullato la decisione del Tribunale di Bergamo favorevole alla Baia dei Pirati.

Recente è anche l’ordinanza del Tribunale di Roma, che ha accolto la richiesta di Mediaset e ordinato la rimozione dai server di YouTube delle immagini della trasmissione Grande Fratello, uploadate dagli utenti sul sito di video sharing di proprietà di Google. BigG è ancora coinvolta nel processo relativo al filmato sui maltrattamenti a un ragazzo disabile, anch’esso finito su YouTube.

Non dimentichiamo, poi, il polverone che si è creato intorno all’aggressione al premier Silvio Berlusconi. Dopo il gesto di Massimo Tartaglia, su Facebook sono nati gruppi pro e contro l’aggressore. Maroni e il governo tutto avevano promesso una legge ad hoc per oscurare i siti che ospitano contenuti che incitano alla violenza, ma poi si è ripiegato su un codice di autoregolamentazione. Non possiamo poi non citare la sentenza n. 10353 del 2009 della Cassazione, secondo la quale chi interviene su un forum on line non può pretendere di essere tutelato dalle norme a presidio della libertà di stampa e se le sue considerazioni offendono una confessione religiosa il messaggio può essere sequestrato.

In Italia, dunque, non sembra proprio sentirsi la mancanza di una nuova legislazione specificatamente studiata per Internet e il web. La magistratura infatti sta utilizzando le norme attuali per rispondere volta per volta alle diverse esigenze. Il problema è però che non sempre si esplica una coerenza di giudizio e le sentenze emesse rischiano di essere il frutto di un'improvvisazione interpretativa incapace di esprimere una regolamentazione davvero adeguata all'universo Internet.

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